… TEMPO DI CARCIOFI …

Il carciofo, che tutti riteniamo solo ortaggio, in realtà è un fiore, ci tiene compagnia a tavola, preferibilmente da consumarsi da novembre ad aprile. C’è chi va pazzo per i morbidi e delicati fondi o cuori, altri, invece, si dilettano a sfogliarlo, staccando a una a una le foglie, anche se, in realtà, di foglie vere non si tratta. Queste foglie commestibili si chiamano brattee, di colore verde o violetto e avvolgono il grosso fiore, il cosiddetto ricettacolo fiorale o fondo del carciofo. Se si è sfortunati intorno al delizioso e delicatissimo ricettacolo fiorale può essere iniziata la formazione dei petali, comunemente conosciuti come barba o fieno, per niente piacevole al palato e da eliminare con il coltellino per non rovinarsi l’appetito. Quando ciò accade, significa che il carciofo è già troppo maturo: se fosse rimasto sulla pianta, sarebbe sbocciato in una bellissima infiorescenza di colore azzurro-violetto. E‘ fondamentale perciò, per i buongustai, che il carciofo, inteso come ortaggio, venga colto (e consumato) molto prima della maturazione.

Carciofi e televisione: Come non ricordare Ernesto Calindri negli anni ‘60 nell’indimenticabile e mitica pubblicità dell’AMARO CYNAR contro il logorio della vita moderna!

Carciofi e poesia: Come non ricordare la meravigliosa ode del grande poeta cileno Pablo Neruda, Ode al Carciofo

Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero,
ispida edificò una piccola cupola,
si mantenne all’asciutto sotto le sue squame, (…)
e il dolce carciofo lì nell’orto vestito da guerriero,
brunito come bomba a mano, orgoglioso,
e un bel giorno, a ranghi serrati,
in grandi canestri di vimini,
marciò verso il mercato a realizzare il suo sogno: la milizia.
Nei filari mai fu così marziale come al mercato,
(…) allora arriva Maria col suo paniere,
sceglie un carciofo, non lo teme, lo esamina,
l’osserva contro luce come se fosse un uovo, lo compra,
(…) entrando in cucina, lo tuffa nella pentola.
Così finisce in pace la carriera del vegetale armato che si chiama carciofo,
poi squama per squama spogliamo la delizia
e mangiamo la pacifica pasta del suo cuore verde.

Ma anche Johann Wolfgang Goethe scrisse una deliziosa lirica dedicata al carciofo, uno dei suoi ortaggi più apprezzati, scoperti fra l’altro durante il suo soggiorno italiano:

Gegen Früchte aller Arten
Sänftig-süsen, schmacklich-zarten,
Aus gepflegtern Revier-
Sende ich starre Disteln dir.
Diese Distel, laß sie gelten! Ich vermag sie nicht zu schelten,
Die, was uns am besten schmeckt,
In den Busen tief versteckt.

Caciofi e pentole: una marea di ricette. Dai carciofi stufati, a quelli fritti, dalle frittate al risotto, come delizioso ragù con speck e cipollotti per condire paste, come delicata crema di verdura, come contorno per carni e pesci come la deliziosa caponata di carciofi siciliana, che altro non é che la versione invernale della più famosa caponata di melanzane, tipica del periodo estivo. Noi vi proponiamo un delicatissimo carciofo ripieno: BUON APPETITO!

TEMA DELL’ANNO 2021

Il bosco e il sottobosco. Castagne, funghi, tartufi, frutti di bosco nella cucina della tradizione regionale

Il tema scelto per il 2021 dal Centro Studi Franco Marenghi è volto a valorizzare le preparazioni che utilizzano ingredienti provenienti dal mondo vegetale di bosco e sottobosco, presenti, sia pure con sfumature diverse, in tutte le regioni italiane: bacche, frutti di bosco, funghi, tartufi, castagne solo per nominare i più conosciuti. Su tale argomento verteranno sia il nuovo volume della Collana di Cultura Gastronomica sia la cena ecumenica del 21 ottobre 2021.

NATALE E PANETTONE

Un Natale senza panettone non è Natale. Il dolce natalizio italiano per antonomasia che ha conquistato tutto il mondo, lo si troverà anche, e soprattutto quest’anno, a troneggiare sulle nostre tavole, quasi a sottolineare che, nonostante restrizioni, lockdown “light”, divieti serali e notturni, coronavirus e pandemia, lui è là, immancabile a ricordarci che è Natale!
Le sue origini sono avvolte nel mistero. Pare che il leggendario sguattero di nome Toni, cui si vuol ricondurre la creazione di questo dolce, non sia mai esistito e sia una creazione di scrittori milanesi del XVIII secolo, alla quale, però, noi piace credere, perché il “Pan di Toni” ha un sapore genuino, autentico ed inimitabile. Indiscussa è la sua città natale: il panettone è meneghino.
Pellegrino Artusi nella Scienza in cucina dedica un posto particolare a questo dolce natalizio che lui sa bene essere originario di Milano. Non lo chiama però Panettone all’uso milanese, bensì Panettone Marietta (Ric. 604). Marietta Sabatini è la sua cameriera, governante e anche cuoca, la donna che si occuperà di lui sino alla sua morte. E prima di svelarci ingredienti e metodi Artusi ci racconta che “La Marietta è una brava cuoca e tanto onesta da meritare che io intitoli questo dolce col nome suo, avendolo imparato da lei”.
Certo è che cimentarsi a fare il panettone può essere un’impresa da non sottovalutare, una sfida. Il guru a livello mondiale, la guida spirituale, il maestro indiscusso del panettone italiano, ma di scuola milanese (esiste anche la fazione veronese, ove troneggia il cugino pandoro), è Piergiorgio Giorilli: la sua ricetta di panettone ha fatto il giro del mondo, ad essa s’ispirano i maestri pasticcieri di ogni continente.
Anche noi a Francoforte abbiamo il nostro maître pâtissier per il panettone: Paolo Panella. Dalle rive del Lago di Garda, approdato sulle rive del Meno, nel suo caffè pasticceria BRIXIA ci delizia con creazioni di alta pasticceria e ovviamente a Natale con strepitosi panettoni, nelle varianti, classico, al cioccolato o alle albicocche. Si consiglia prenotare!

BUON NATALE A TUTTI!

PREMIO MASSIMO ALBERINI / Pasticceria Brixia/ Panettoni artigianali e non solo ……

Intitolato al grande giornalista e storico della gastronomia, il PREMIO MASSIMO ALBERINI è assegnato, a nome della Delegazione, a quegli esercizi commerciali che, con qualità costante, offrono al pubblico alimenti di produzione propria, lavorati artigianalmente con ingredienti di qualità eccellente e tecniche rispettose della tradizione del territorio. La Delegazione di Francoforte lo ha assegnato a PAOLO PANELLA e al suo CAFÉ BRIXIA PASTICCERIA (Bockenheimer Landstr. 42-44, 60323 Frankfurt). Il locale, aperto nel 2017, è ormai un’istituzione nella comunità italiana e non solo. Paolo ha abbandonato le rive del Garda e Verona per accettare una nuova sfida gastronomica sulle rive del Meno. A Verona ha fatto parte della brigata del pluristellato CASA PERBELLINI ove scopre la passione per la componente dolce della cucina. E’ affiancato dalla sua compagna LISA TALARICO. Da Brixia si respira l’atmosfera di un bar all’italiana e di una pasticceria fine e signorile. Autenticità, modernità e attenzione alla tradizione, agli ingredienti con quella componente innovativa che rivendicano le nuove generazione, perché anche la cucina si evolve ed è dinamica. Da non perdere: i panettoni natalizi e le colombe pasquali.

V SETTIMANA DELLA CUCINA ITALIANA NEL MONDO

L’ITALIA A TAVOLA: UN VIAGGO DEL GUSTO

ITALIEN ZU TISCH: EINE GENUSSREIS

4 Live Cooking Shows

ENIT Francoforte, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Berlino, l’Istituto Italiano di Cultura di Colonia e con l‘Accademia della Cucina Italiana Delegazione di Francoforte, presenterà 4 Live show cooking. Stefania Lettini, cuoca star esperta di gastronomia italiana e ospite abituale della rubrica di cucina “Volle Kanne” della ZDF, secondo canale TV nazionale, moderatrice di eventi gastronomici e Domenico Gentile, autore di libri di cucina e food blogger ci guideranno in un appetitoso viaggio attraverso le tradizioni gastronomiche delle regioni italiane. La partecipazione è gratuita ed avviene attraverso collegamento streaming sul canale youtube: https://www.youtube.com/watch?v=I5zCog7Vetw&feature=youtu.be

ENIT Frankfurt präsentiert in Zusammenarbeit mit der Italienischen Botschaft in Berlin, dem Italienischen Kulturinstitut Köln und unserer Delegation der Accademia della Cucina Italiana 4 Live Cooking Shows. Stefania Lettini, Starköchin, Expertin für italienische Gastronomie, Stammgast der ZDF-Küchensendung „Volle Kanne“ und Moderatorin von Food-Events sowie Domenico Gentile, Autor von Kochbüchern und Foodblogger, werden uns auf dieser Gesussreise durch die Regionen Italiens begleiten. Die Teilnahme ist kostenlos und erfolgt im Live Streaming auf YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=I5zCog7Vetw&feature=youtu.be

Tutti gli appuntamenti, ognuno a partire dalle 18°°/Alle Termine im Überblick, jeweils um 18 Uhr:

24.11.: Nord Italia: Veneto, Valle d’Aosta, Piemonte/ Norditalien – Venetien, Aostatal, Piemont – youtu.be/I5zCog7Vetw

01.12.: Italia Centrale: Lazio, Abruzzo, Marche/ Mittelitalien – Latium, Abruzzen, Marken – youtu.be/yiFRM9TgQ2g

07.12.:Sud Italia e isole: Puglia, Calabria, Sardegna/ Süditalien und Inseln Apulien, Kalabrien, Sardinien – youtu.be/txuLqh6bOzs

15.12.: Speciale Natale: Liguria, Lombardia, Campania/ Weihnachtsspezial: Ligurien, Lombardei, Kampanien – youtu.be/LL-6klxn8hQ

V SETTIMANA DELLA CUCINA ITALIANA NEL MONDO

#VIVERE ALL’ITALIANA

Giovedì 26 Novembre 2020, ore 19.30-20.30/
Donnerstag, 26. November 2020, 19.30 – 20.20 Uhr

„BUON COMPLEANNO PELLEGRINO“ (1820/2020)

Chiacchierando con Pellegrino Artusi nel bicentenario della sua nascita.
Ricette e segreti di cucina per palati moderni
Eine Plauderei mit Pellegrino Artusi zum 200. Geburtstag.
Rezepte und Küchengeheimnisse für moderne Feinschmecker

VIDEO-PRESENTAZIONE VIA ZOOM/PRÄSENTATION VIA ZOOM

Incontro con il Prof. Alberto Capatti, noto storico della gastronomia italiana, primo rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e direttore scientifico della Fondazione Casa Artusi che presenterà il saggio pubblicato in occasione delle celebrazioni del bicentenario della nascita di Pellegrino Artusi, Pellegrino Artusi. Il fantasma della cucina italiana (Mondadori, 2019). Alberto Capatti, considerato il massimo conoscitore di Pellegrino Artusi, ci accompagnerà in un viaggio alla scoperta della straordinaria modernità di Artusi e del suo rivoluzionario ricettario, La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene. Un saggio bibliografico, quello di Capatti, un “riassunto della vita vissuta da Artusi e di quella da noi immaginata cuocendo aneddoti, documenti e lettere, è una lunghissima ricetta per la nostra pentola esistenziale”.

Prof. Alberto Capatti, namhafter Historiker mit dem Spezialgebiet der italienischen Gastronomie, war der erste Rektor der Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo und gilt als einer der besten Kenner des Werks von Pellegrino Artusi. Er wird sein Buch Pellegrino Artusi. Il fantasma della cucina italiana (Milano: Mondadori 2019) vorstellen.

In lingua italiana / mit deutscher Simultanübersetzung

Partecipazione gratuita. Si prega di connettersi con il seguente link
Teilnahme kostenlos. Bitte treten Sie über folgenden Link bei:

https://us02web.zoom.us/j/81711956922?pwd=TnBlbnMzamQ5QmtWbkxHdEJYeFZvdz09

Un’iniziativa organizzata dall’Accademia Italiana della Cucina (Delegazione Francoforte) e dalla Deutsch-Italienische Vereinigung e.V. di Francoforte in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Colonia e la Fondazione Casa Artusi e il patrocinio del Consolato Generale d’Italia di Francoforte

BUON COMPLEANNO PELLEGRINO!

Bicentenario della nascita di Pellegrino Artusi!

Francobollo commemorativo di Pellegrino Artusi emesso dalle Poste Italiane nel bicentenario della nascita (1820 -1920)

Padre riconosciuto della cucina italiana, Pellegrino Artusi nasce a Forlimpopoli il 4 agosto 1820 e vive nella cittadina romagnola fino al 1851. Si trasferisce poi a Firenze, diventata nel frattempo capitale del Regno d’Italia: qui morirà all’età di 91 anni nel 1911. Si dedica con grande successo al commercio ma le sue passioni restano la letteratura e la gastronomia cui si dedicherà completamente non appena in pensione. Nel 1891 pubblica a sue spese La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, manuale di cucina e raccolta di ricette, frutto della conoscenza acquisita nei suoi numerosi viaggi nelle regioni centro-settentrionali del Bel Paese e delle sperimentazioni delle ricette stesse ad opera dei suoi cuochi personali, Francesco Ruffilli e Marietta Sabatini.
Artusi decise di offrire il proprio contributo alla causa nazionale e con grande zelo patriottico cercò di dare agli italiani, attraverso il suo trattato di cucina, una patria gastronomica e linguistica. Il suo grande merito è quello di aver fatto dialogare le tradizioni delle diverse regioni italiane: non più divisione, ma condivisione e scambio di saperi gastronomici, di aver liberato le ricette dal loro localismo ed averle fatte conoscere su tutto il territorio del nuovo stato, in una lingua rinnovata. Grazie al suo manuale, infatti, si sancisce l’emancipazione della gastronomia italiana dall’influenza linguistica straniera, soprattutto francese. Con 14 edizioni che di volta in volta si arricchiscono di nuove ricette pervenute ad Artusi dalle numerose lettrici e lettori, il ricettario artusiano, o romanzo di cucina, come fu definito, continua ancora oggi a rappresentare il primo grande bestseller nella storia della moderna editoria!
Ci piace qui ricordare quanto affermò Piero Camporesi, grande italianista e curatore dell’edizione della Scienza in cucina, pubblicata dalla casa editrice Einaudi, nel 1970: “L’importanza dell’Artusi è notevolissima e bisogna riconoscere che la Scienza in cucina ha fatto per l’unificazione nazionale più di quanto non siano riusciti a fare i Promessi Sposi. I gustemi artusiani, infatti, sono riusciti a creare un codice di identificazione nazionale là dove fallirono gli stilemi e i fonemi manzoniani. Ciò si capisce anche perché non tutti leggono mentre tutti, al contrario, mangiano”.

PIAZZA PIENA di SEDIE VUOTE / LEERE STÜHLE

In più di 75 città tedesche gli esercenti di hotel, bar e ristoranti sono scesi in piazza per protestare contro le misure di contenimento Covid-19 che hanno duramente colpito il settore della ristorazione. Nella foto la piazza del Palazzo Comunale di Francoforte (Am Römerberg) con circa 1000 sedie vuote … in attesa di clienti.

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Si ringrazia il  fotografo Bernd Kammerer per la gentile concessione dell’immagine.

UNA DELIZIA PRIMAVERILE!

SONO TORNATI GLI ASPARAGI!

Curiosità e ricette fra storia, arte, letteratura e fornelli

L’arrivo della primavera è atteso con trepidazione da tutti: le nostre tavole sono invase da primizie, freschi ortaggi e coloratissimi frutti. Al primo posto, quasi padroni indiscussi della cucina primaverile e prelibatezza per i palati troviamo gli asparagi, ortaggio raffinato dal sapore vellutato. Qualcuno li ha definiti camaleontici poiché cambiano il colore delle cime a seconda di dove germogliano: bianchi, dal gusto più delicato, se germogliano sotto terra in totale assenza di luce; verdi, maggiormente diffusi e molto versatili, se si sviluppano alla luce del sole; violetti, ricercati e dal gusto leggermente amarognolo, nascono bianchi ma riescono a fuoriuscire dalla terra per esporsi ai raggi solari; senza dimenticare quelli selvatici dal gusto particolarmente intenso.

Il termine deriva dal greco aspharagos, a sua volta di origine persiana (asparag) e significa germoglio. L’asparago non è altro, infatti, che il turione, ossia il giovane getto (germoglio) della pianta che, se non raccolto, si trasforma in un nuovo fusto. La pianta è dotata di rizomi che crescono sotto terra formando un reticolo dai quali successivamente si dipartono i turioni, ovvero la parte epigea e commestibile della pianta.

Apprezzati sin dall’antichità, venivano già consumati dagli Egizi e dagli antichi Romani. Plinio il Vecchio, loro grande estimatore, ne presenta le caratteristiche: «il cibo dello asparago, secondo che si dice, è utilissimo allo stomaco, e aggiuntovi il comino caccia le infiammagioni dallo stomaco e dell’intestino colon; e rischiara anco la vista. […]. Dettano la lussuria, e muovono utilissimamente l’orina, ma rodono la vescica». Ortaggio ricercato  fa da padrone, trovando un posto d’onore, fra le pietanze dei potenti di tutta Europa. La sua fortuna è legata anche al mito di essere un cibo afrodisiaco!

Ricchi di vitamine e minerali, sono altamente depurativi e semplici da cucinare. Più saporiti se vengono raccolti freschi, quando il  gambo è spesso, ma non legnoso. Da esso se ne verifica la freschezza: se non è ossidato, l’asparago è fresco, risulta poco flessibile e si rompe facilmente. Si possono conservare per qualche giorno in frigo avvolti in un canovaccio di cotone umido per preservarne la freschezza. Per la pulizia dell’asparago, dopo il lavaggio sotto acqua corrente, occorre eliminarne la parte filamentosa con un pela patate o un coltellino apposito, procedendo verticalmente dall’alto verso il basso fino ad arrivare a pochi centimetri dalla punta. Per uniformarne la cottura, sarebbe meglio tagliare la parte finale dello stelo per ottenere  la stessa lunghezza. La loro cottura può avvenire nell’apposita pentola, l’asparagera, nella quale saranno posti a mazzetto: in tal modo si lesseranno gli steli mentre le punte cuoceranno delicatamente attraverso il vapore.

E l’odore intenso delle urine dopo averli mangiati? Viene attribuito all‘asparagina, un amminoacido sulfureo contenuto negli asparagi e responsabile del classico odore particolarmente intenso, simile a quello dello zolfo, che assume l’urina dopo che si è ingerito questo ortaggio.

Numerose le varietà di asparago che hanno ottenuto riconoscimenti quali marchi DOP o IGP: Bianco di Bassano, Bianco di Cimadolmo, Bianco di Terlano, Bianco e Verde di Badoere, Verde di Altedo e Violetto di Albenga.

Anche nella letteratura e nell’arte gli asparagi hanno ispirato scrittori e pittori. Pensiamo alle numerose nature morte in cui questo ortaggio riveste un posto d’onore. Ci piace ricordare il dipinto di Edouard Manet, Mazzo di asparagi, realizzato nel 1880 e conservato nel Wallraf-Richartz Museum di Colonia. Oppure rileggere l’impareggiabile descrizione offertaci da Marcel Proust nel romanzo A la recherche du temps perdu, «Sostavo rapito davanti agli asparagi, aspersi d’oltremare e di rosa, e il cui gambo, delicatamente spruzzettato di viola e d’azzurro, declina insensibilmente (…) in iridescenze che non sono terrene. Mi sembrava che quelle sfumature celesti palesassero le deliziose creature che s’eran divertite a prender forma di ortaggi e che, attraverso la veste delle loro carni commestibili e ferme, lasciassero vedere in quei colori nascenti d’aurora, in quegli abbozzi d’arcobaleno, in quell’estinzione di sete azzurre, l’essenza preziosa che riconoscevo ancora quando, l’intera notte che seguiva ad un pranzo in cui ne avevo mangiati, si divertivano, nelle loro burle poetiche e volgari come una favola scespiriana, a mutar il mio vaso da notte in un’anfora di profumo».
Un’ultima curiosità: pare che i maggiori consumatori al mondo di asparagi siano attualmente i tedeschi … che privilegiano la varietà bianca …

Le ricette con gli asparagi sono numerosissime: come antipasto, come condimento per paste, in insalata, in appetitosi primi come vellutate, risotti o tortelli, come contorno, per accompagnare carni e uova, come frittate e in torte salate o come sfiziosi muffin o cupcake … saltati in padella, gratinati o semplicemente bolliti, insomma gli asparagi risvegliano la creatività in cucina!
Proponiamo una ricetta tipica dell‘Emilia-Romagna tratta dal ricettario dell‘Accademia Italiana della Cucina , meglio se preparata con l’Asparago verde di Altedo IGP.

ASPARAGI ALLA PARMIGIANA (Emilia-Romagna)
Ingredienti per 4 persone
1,2 kg di asparagi verdi
100 g di parmigiano grattugiato
100 g di burro
sale e pepe
Lavare gli asparagi e pulire i gambi da eventuale terriccio, raccoglierli e legarli con uno spago, in un unico mazzo con l’accortezza di avere le punte alla stessa altezza, nello stesso tempo tagliare i gambi in modo di avere una base piatta. Mettere il mazzo di asparagi in una pentola dal bordo alto e di diametro stretto, versare acqua fredda fino a coprire buona parte del gambo, lasciando fuori dall’acqua l’ultima parte verde e le punte degli asparagi. Salare e coprire la pentola con un coperchio a perfetta tenuta, portare a bollitura e cuocere per quindici minuti. Ancora al dente, togliere gli asparagi dall’acqua, raffreddarli con acqua fredda, slegarli e, tagliando, eliminare le parti più dure dei gambi. Imburrare una pirofila e stendere un primo strato di asparagi, cospargere con burro fuso il parmigiano grattato, stendere un secondo strato, versando altro burro fuso e spruzzato altro parmigiano, ripetere gli strati finendo con il parmigiano. Portare il forno a 180 °C, introdurre la pirofila per un quarto d’ora circa sino ad ottenere una leggera gratinatura.

BUON APPETITO!